venerdì 14 luglio 2017

Crowdfunding letterario per un "ladro di sogni"

Crowdfunding, letteralmente "finanziamento popolare", è uno strumento che consente di supportare economicamente e in modo rapido, tramite la rete informatica, coloro che presentano al pubblico progetti potenzialmente interessanti e creativi.
In ambito letterario, il crowdfunding costituisce un valido strumento per la realizzazione di pubblicazioni di opere narrative, una modalità alternativa rispetto all'editoria tradizionale. In proposito, stanno nascendo diverse piattaforme dedicate esclusivamente al crowdfunding letterario.
Rispetto a queste iniziative, spicca, in modo particolare, Bookabook che, più che una piattaforma, costituisce una vera e propria casa editrice che pubblica soltanto i libri che hanno raggiunto, in un certo periodo di tempo, un determinato obiettivo di raccolta fondi attraverso il crowdfunding. In tale ambito, quindi, il crowdfunding consente a coloro che hanno un progetto letterario interessante di portarlo avanti superando le note difficoltà dell'odierna editoria, rinvenendo i necessari finanziamenti e testando, nello stesso tempo, gusti e preferenze del pubblico rispetto a quel progetto.
Sicuramente interessante e degno di nota è il progetto letterario di Fabio Cruccu dal titolo "Il ladro di sogni e altre storie", una raccolta di dieci racconti fantastici, "onirici e bizzarri", che si discostano dalle tradizionali narrazioni fiabesche per l'originalità dei personaggi creati e delle situazioni ideate.


Si tratta di racconti ben strutturati, caratterizzati da una narrazione avvincente, specialmente nelle parti più avventurose, e da uno stile semplice, ma non banale, forte di una leggerezza ricercata e di una fantasia e di una capacità creativa non trascurabili. Dunque, racconti adatti a tutti, bambini e adulti e arricchiti dalle illustrazioni di Gian Battista Andrea Marongiu.
Le dieci storie attingono da un vasto immaginario, richiamando, tra l'altro, la mitologia orientale (in "Sette rintocchi a mezzanotte" con due monaci buddisti alle prese con piccoli fantasmi burloni) e le leggende pellerossa (in "L'uccello dalle piume di fuoco") i cui protagonisti devono affrontare prove che mostrino coraggio e abilità, ma anche rispetto e sensibilità.
Tutti i racconti, al di là dell'indubbia originalità dei personaggi e delle fantastiche narrazioni, intendono lanciare messaggi profondi. Dunque, storie che fanno sorridere e riflettere.
E così la piccola Lisa, alle prese con un albero fatato, insegna ad andare oltre le apparenze e a non farsi ingannare da dicerie e maldicenze. A seguire, il risoluto Esteban mostra che inseguire con tenacia i propri sogni, anche percorrendo strade che non sempre possono apparire lineari, porta sempre buoni risultati. E a volte, come ci indica Mister Cianfrusaglia, ci si può trovare a seguire e realizzare sogni e speranze senza neanche rendersene conto, semplicemente cercando un palloncino.
Un re sonnacchioso, accompagnato da una fata incontentabile e brontolona, gli abitanti di un mondo dove sembra regnare solo l'armonia, un coraggioso spaventapasseri e un orologio magico sono altri elementi di queste storie che faranno sognare e riflettere piccoli e grandi.
Per contribuire alla realizzazione del progetto di Fabio Cruccu, al seguente link si può preordinare una copia del libro: Il ladro di sogni e altre storie


domenica 9 luglio 2017

Una vecchia libreria di famiglia

Struttura portante in metallo, ripiani in un legno ormai sbiadito, duecento libri con una copertina verde e le pagine ingiallite e impolverate. Si tratta dell'intera Collana "Maestri" delle Edizioni Paoline, risalente agli anni sessanta, una collezione di libri che mio nonno regalò a mia madre.
Una volta che i miei genitori si trasferirono nella loro attuale casa, la libreria trovò ben presto collocazione nella mia camera di bambino. E io, nei miei primi anni di vita, non potei fare a meno di osservarla come un oggetto misterioso, mentre scorrevo quei titoli e quei nomi che mi apparivano prevalentemente sconosciuti.
Poi, pian piano molti autori iniziarono a diventarmi familiari: racconti natalizi di Dickens, favole di Oscar Wilde, leggendarie novelle arabe. Sfogliando quelle pagine dall'odore caratteristico dei libri un po' "datati", capii che quel dono ereditato dal nonno era una miniera preziosa di opere letterarie, un mare in cui tuffarmi per nuotare verso "lidi culturali" che sentivo quasi come esclusivi. In effetti, accanto a classici immortali come "Delitto e Castigo", "La Divina Commedia", "I miserabili", vi sono in questa collana opere minori, ma comunque belle, interessanti e significative, che con il tempo non sono più state ripubblicate in Italia e sono attualmente fuori catalogo o dimenticate (salvo reperirle su ebay).


E così mi dedicai a queste opere narrative coinvolgenti in un viaggio attraverso culture di vari Paesi, sviluppando sempre più il mio amore per la lettura. Scoprii uno dei più grandi autori di tutti i tempi, G.K. Chesterton che con "Il Napoleone di Notting Hill" e "L'osteria volante" mi trascinò nel suo mondo fantasioso, paradossale, forte di una satira estremamente ingegnosa, con i suoi protagonisti che lottano fermamente per i propri ideali. Un autore che ho continuato a leggere e approfondire con altre opere ("I racconti di Padre Brown", "L'uomo che fu giovedì").
E, poi, mi capitò tra le mani il Manzoni polacco, Boleslaw Prus, le cui opere ancora oggi sono rigorosamente studiate dagli alunni delle scuole di Varsavia e dintorni. In particolare, lessi "La bambola", la storia di un commerciante arricchitosi grazie ai propri affari, che si innamora di una giovane aristocratica ormai in rovina. Per Wokulski, Isabella rappresenta un ideale romantico di femminilità, un amore da conquistare con ogni mezzo possibile. Fino ad andare incontro a cocenti delusioni, non appena si rende conto della vera gelida natura di quella donna, affarista e moralmente infida.
Mi emozionai, poi, con le avventure dei protagonisti di "Col ferro e col fuoco", romanzo storico di Henryk Sienkiewicz (autore noto soprattutto per il romanzo storico "Quo vadis"). Una contrastata storia d'amore cui fa da sfondo la rivolta cosacca del 1647 e la battaglia tra Cosacchi e Polacchi.
E i libri sono talmente tanti che potrei continuare a lungo ...


domenica 11 giugno 2017

Elogio della testa fra le nuvole

Avere la testa fra le nuvole, vagare con la mente, superare i confini materiali e inoltrarsi in mondi fantastici, anche solo per evadere qualche minuto dalla noiosa realtà quotidiana. Non vi sarebbe alcun male, se non fosse che per qualcuno l'"essere distratti" è un grave difetto.
Io appartengo certamente a quella categoria di persone che amano distrarsi e fantasticare, salvo, poi, essere bruscamente interrotte da qualche parente che si sente indotto a chiedere "a cosa stai pensando?", neanche avesse colto qualcuno in flagranza di reato.
Per fortuna noi amanti delle soffici nuvolette possiamo sentirci confortati da uno studio dello psicologo neozelandese Michael C. Corballis, che afferma che avere la testa fra le nuvole è un elemento positivo per il proprio benessere, in quanto consente di riposarsi e recuperare energia e lucidità; accresce la nostra empatia con il mondo; ci permette di inventare e raccontare storie, di trovare collegamenti tra eventi e persone nello spazio e nel tempo. Secondo il Premio Nobel Joseph Brodsky è "la nostra finestra sull'infinità del tempo".
Tutte le argomentazioni di tale studio sono molto interessanti, soprattutto il riferimento alla possibilità di inventare storie, anche se dovrebbero essere considerate come scontate. Se ci pensiamo bene, molti filosofi e letterati venivano accusati di essere fuori dal mondo ed erano presi in giro perché avevano la testa fra le nuvole, salvo, poi, elaborare prodotti culturali di altissimo livello. Mi viene in mente Talete, il filosofo di Milete, descritto come una personalità multiforme, dotato di ingegno pratico e speculativo. Fu anche matematico e astronomo e proprio nell'osservare le stelle, secondo un celebre aneddoto a lui attribuito, cadde in un pozzo e venne deriso da una servetta.


Dunque, la testa fra le nuvole ci apre le porte verso la fantasia e la creatività. E magari, quando Susanna Tamaro ha ideato il suo romanzo di esordio intitolato proprio "La testa fra le nuvole", il messaggio che voleva comunicare era proprio questo.
Di certo, la storia creata dalla scrittrice triestina è, per certi aspetti, stravagante e fantasiosa. Il piccolo Ruben, appena nato, si lascia sfuggire un urlo sconsiderato che lo pone in profondo imbarazzo. I parenti che lo circondano, festanti per la sua nascita, a quell'urlo esplodono in sonore manifestazioni di gioia, per cui il piccolo si vergogna talmente tanto per il suo gesto inconsulto che si ripromette di non compiere mai più nella sua vita un'azione tanto fuori luogo, impegnandosi a trascorrere un'esistenza "tranquilla, ma tranquilla davvero".
Sicuramente, è abbastanza improbabile che un bambino nato da pochi minuti possa formulare pensieri così complessi, degni di un uomo già maturo. In realtà, tutto il romanzo della Tamaro è giocato sull'assurdo e sul non senso, con Ruben che sembra quasi felice di rimanere ben presto orfano perché ciò gli consentirà di attuare il suo proposito, chiuso nel suo mondo pacato e isolato.
Si trasferisce nella villa delle nonne e viene designato erede universale dal suo ricco zio americano, per cui il suo destino è già tracciato e la sua vita può procedere con la tranquillità tanto auspicata, sdraiato in una fossa tra la gloriette e i tigli.
Eppure, da quella posizione inizia a elaborare accurate riflessioni sulla legge di gravità e sulla possibilità di superarla, lanciando in aria giavellotti e sperando di ottenere prima o poi il risultato di farli librare in alto e vederli sparire verso il sole e le stelle. Ruben, seppure ci appare legato fortemente alla terra e a una vita tranquilla, si dimostra, in un certo senso, orientato verso il cielo, alla ricerca di una leggerezza che superi la gravità.
Ruben è davvero convinto che la sua vita sarebbe stata sempre "tranquilla, ma tranquilla davvero", ma un giorno un brutto incidente, in cui Oscar, il suo precettore viene colpito e ucciso per sbaglio da un giavellotto, costringe il ragazzo, ormai quindicenne, a staccarsi da quella terra e a fuggire, convinto di essere inseguito dalla polizia, andando incontro a personaggi sempre più strampalati.
Tra i tanti, incontra Ilaria, una signora priva di vista, che lo costringe a farle da aiutante e lo porta stretto a sé in giro per la città; Spartaco, ladro, affarista e privo di scrupoli, che lo deruba dei risparmi appena messi da parte; il Barone Aurelio, che per Ruben ha una particolare passione e lo assume come garcon de chambre, affinché si prenda cura di lui e della sua compagna.
Ruben, in tutte le sue avventure, si dimostra sempre ragazzo versatile, in grado di adattarsi a ogni situazione: perfetto stuntman in grado di compiere pericolose acrobazie, abile nei lavori casalinghi al servizio del Barone, esperto giardiniere nella villa di Margy, anziana vedova inglese.
E in questo particolare episodio, la Tamaro dimostra la sua passione per le scienze naturali con accurate e dettagliate descrizioni botaniche. In mezzo alla natura emerge anche il senso di solitudine di Ruben, il suo bisogno di colmare un vuoto esistenziale, con una sete di conoscenza che cerca di soddisfare rivolgendo al suo nuovo amico, lo scoiattolo Lucrezio, tante domande sul mondo e sul suo destino. Tante domande cui il piccolo Lucrezio sembra rispondere a modo suo.
L'avventura di Ruben è una continua e sorprendente sequenza di situazioni equivoche e bizzarre, situazioni che lo vedono sempre correre follemente nel tentativo di fuggire e liberarsi da quegli assurdi personaggi, per raggiungere, infine, la sua meta agognata, l'America, dove lo aspetta suo zio con l'eredità. Alla ricerca di quel sogno di leggerezza che si materializza nel pilota Arturo, stralunato cacciatore di parole perdute, che con il suo aereo gli farà attraversare l'oceano, alla scoperta del nome di quel sentimento che "nonostante tutto, permette di andare sempre avanti con occhi curiosi e attenti".


martedì 9 maggio 2017

La nascita dell'Europa unita e i 60 anni dei Trattati di Roma: dal boom alla crisi

Lo scorso 25 marzo, in una Capitale blindata contro ogni possibile invasione di facinorosi manifestanti, si è celebrato il sessantesimo anniversario della stipula dei Trattati di Roma, ovvero i due fondamentali documenti che hanno sancito l'avvio del processo di convergenza europea, con l'istituzione di due Comunità: la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea per l'energia atomica (CEEA). Oggi 9 maggio, (altra data importante per il processo di unificazione, come si dirà più avanti) si celebra, invece, la Festa dell'Europa.
Tali festeggiamenti si svolgono in un clima di diffuso scetticismo nei confronti delle istituzioni europee, accusate di non ascoltare le istanze dei Paesi più deboli e di condannarli a una povertà sempre più ampia. Ma negli anni cinquanta, lo scenario che accolse l'avvio dell'unificazione europea era ben diverso.
L'idea alla base di tale progetto di convergenza ha origini lontane. Infatti, secondo alcuni storici, i primi elementi a fondamento di una comunione tra popoli potrebbero ricercarsi addirittura nell'Impero romano, da cui è scaturita un'omogeneità culturale, poi rinforzata dal Cristianesimo. Secoli dopo, Napoleone, dal suo esilio a Sant'Elena, espresse il suo desiderio di far diventare tutti i popoli europei un unico popolo, con una legislazione, una Corte di Cassazione e un sistema monetario comuni. Un desiderio di unificazione che, se realizzato a quei tempi, probabilmente ci avrebbe risparmiato molte guerre e milioni di vittime.


Tuttavia, l'evento che effettivamente portò alla nascita dell'Unione Europea fu, certamente, la Seconda Guerra Mondiale, le cui atrocità fecero comprendere chiaramente che dai nazionalismi non potevano che derivare continui conflitti. Si rendeva, quindi, necessaria una forma di cooperazione tra Paesi che superasse i confini nazionali, mettendo da parte il cosiddetto "mito dello Stato Nazione".
Le idee a fondamento di tale cooperazione furono trascritte nel Manifesto di Ventotene, preparato nel carcere di Santo Stefano, di fronte all'Isola di Ventotene, presso Latina, tra il 1941 e il 1944. Al documento lavorarono alcuni esponenti antifascisti, tra cui Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, che già durante il conflitto mondiale stavano, dunque, preparando le condizioni per una futura duratura pacificazione. L'obiettivo era creare un sistema basato sulla interdipendenza degli Stati, una federazione con un parlamento eletto a suffragio universale.
Occorre dire che, al termine del secondo conflitto mondiale, gli Stati iniziarono a mettere in atto una serie di politiche economiche che stimolassero consumi e investimenti (investimenti statali, nazionalizzazione di attività economiche private, pianificazioni, stanziamenti per servizi sociali). Infatti, le potenze mondiali, dopo il disastro bellico, avevano finalmente realizzato che la loro evoluzione era raggiungibile non con azioni belliche, ma tramite l'ottimizzazione delle risorse e dei mezzi a loro disposizione nei vari settori. Tali politiche portarono al boom economico negli anni Cinquanta, con Germania e Francia che in pochi anni divennero le più importanti potenze europee.
Gli Stati europei avevano, poi, compreso la necessità di rafforzarsi e unirsi per presentarsi compatti sullo scenario internazionale e poter competere con le potenze statunitensi e sovietiche.
Nel settembre 1946 l'ex primo ministro inglese Winston Churchill propose, in un celebre discorso, la nascita degli "Stati Uniti d'Europa". Fu quello un primo passo decisivo cui seguì due anni dopo un congresso all'Aja (Olanda) organizzato per discutere di una futura unione economico – politica. Il processo avviato all'Aja portò il 5 maggio 1949 alla firma dei Trattati di Londra, con cui si diede vita al Consiglio d'Europa, un'organizzazione che contribuì alla promozione dei diritti umani ed elaborò, nel 1950, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Successiva data fondamentale è il 9 maggio 1950 (attualmente giorno della "festa dell'Europa, come sopra ricordato), in cui il Ministro degli Esteri francese Robert Schumann propose di creare una comunità internazionale i cui membri avrebbero dovuto mettere in comune le loro produzioni di carbone e acciaio. Tutto questo al fine di evitare una corsa individuale agli armamenti da parte degli Stati membri stessi e di favorire l'economia continentale. Dunque, il 18 aprile 1951, a Parigi, Germania Ovest, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo firmarono un trattato per la gestione comune delle proprie industrie di carbone e acciaio, mentre l'anno successivo nacque la CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio).
Le riserve francesi nei confronti della Germania in tema di riarmo fecero, invece, naufragare l'idea di una Comunità europea di difesa.
Infine, si arrivò ad un'altra data fondamentale, il 25 marzo 1957, con la firma dei Trattati di Roma e la nascita dell'EURATOM (Comunità europea dell'energia atomica) e della CEE (Comunità economia europea).


In particolare, la CEE si poneva l'obiettivo di promuovere una crescita stabile e duratura dei Paesi partecipanti mediante la creazione di uno spazio comune di scambi. Da un lato, la Comunità, basata sostanzialmente su un'unione doganale, non aveva alcuna politica di difesa ed estera comune, per cui non si poteva parlare di una vera e propria federazione. Tuttavia, dall'altro lato, la progressiva liberalizzazione degli scambi costituì un fattore di sviluppo per gli Stati membri. Venne, infatti, costituito il Mercato europeo comune (MEC) in cui persone, servizi, merci e capitali potevano liberamente circolare. Nel 1992, il Trattato di Maastricht istituì l'Unione europea ponendo le basi per la successiva Unione monetaria.
L'unificazione europea è stato un importante fattore che ha contribuito a creare un clima di pace in Europa, considerato che attualmente si potrebbe considerare impensabile una guerra tra Stati membri. Nel 2012 venne, per tale motivazione, conferito all'Unione europea il Premio Nobel per la Pace. Altri successi sono da individuare nella maggior sicurezza sulla tracciabilità dei prodotti e negli investimenti per l'educazione.
Tuttavia, la Brexit, gli euroscetticismi e i nazionalismi, pur all'indomani delle elezioni francesi e della sconfitta di Marine Le Pen, inducono a riflettere sull'attuale sistema e sulla necessità di un cambiamento. Luca Zingales, in un interessante articolo pubblicato sul Sole 24 ore del 23 marzo 2017 (Salviamo la Ue dagli «europeisti») sottolinea proprio questo: "I veri nemici dell’Europa non sono i movimenti populisti, ma i cosiddetti europeisti che occupano le stanze del potere europeo. Sono loro che non riconoscono quello che gli stessi padri fondatori dell’euro hanno ammesso: che la moneta unica è stata concepita senza le istituzioni necessarie per farla funzionare. Quasi vent’anni dopo (e dopo una profondissima crisi) queste istituzioni non sono state create. Nel vuoto istituzionale, la Bce – creata col solo scopo di contenere l’inflazione – è diventata un’istituzione politica senza mandato, che può sostenere o far cadere i governi nazionali grazie a decisioni tecniche, poco comprensibili ai più.
Lungi dall’essere irrazionale, la rabbia populista è alimentata da un profondo scontento e da un pesante deficit democratico in Europa, che impedisce a questo consenso di esprimersi nelle forme tradizionali. Per salvare l’ideale di un continente dove popoli diversi possano vivere in pace e prosperità, bisogna cambiare questa Europa, ma come?
Nel 1787 fu evidente che il sistema di governo stabilito dallo Statuto della Confederazione era inadatto a governare la giovane nazione americana. Per questo in quell’anno fu convocata a Filadelfia un’assemblea costituente.
Da quell’assemblea nacque la costituzione americana ancora oggi in vigore. È quello di cui ha bisogno oggi l’Europa: un’assemblea costituente eletta a suffragio universale.
Non solo il gradualismo non ha funzionato, è stato controproducente. Per questo bisogna avere il coraggio di superare i miopi interessi nazionali e provare a disegnare insieme una nuova costituzione, scelta dal popolo e non da tecnocrati illuminati. L’operazione non è senza rischi, ma il rischio maggiore è lo status quo".
In altre parole, la nostra Europa, per funzionare davvero, non ha bisogno solo di una moneta unica e di un comune spazio di scambi, ma anche di una politica comune basata su regole costituzionali condivise. Per realizzare quella federazione che i padri costituenti avrebbero voluto.


(Nota bibliografica: Giorgio Gaia "Introduzione al diritto comunitario"; "Compendio di Storia – Edizioni Simone"; Focus Storia n. 126/2017)

sabato 22 aprile 2017

Novità letterarie – "La traiettoria dell'amore" di Claudio Volpe

I nostri gesti difficilmente rimangono isolati, ma finiscono spesso per avere effetti sulle vite altrui, a volte in maniera limitata, altre in modo decisivo. E così, in una terribile e buia notte di agosto, un'auto lanciata in una folle corsa, nello sfrenato desiderio di vincere la noia, finisce per travolgere una ragazzina, uccidendola, mentre il suo investitore corre via sconvolto e impaurito.
Quel drammatico momento finisce per segnare inevitabilmente il destino di tre persone, Andrea, Giuseppe e Sara, i protagonisti di un intenso romanzo di Claudio Volpe, "La traiettoria dell'amore" (Laurana Editore), presentato al Premio Strega 2017. Un romanzo che descrive il percorso di evoluzione interiore dei tre ragazzi che, in qualche modo, cercano di mettere insieme i pezzi della loro vita per andare avanti. Un percorso che si delinea lungo una strada spesso irta di ostacoli, da superare soprattutto grazie alla forza dell'amore cui i protagonisti stessi si aggrappano con caparbietà. Una scrittura accurata, mai banale o scontata, attraverso cui l'autore, trattando temi attualissimi e delicati, ci lancia un messaggio di amore universale.


"Non sempre inciampare significa finire la corsa. Se cadi lungo il cammino l'importante è non pensare alle ferite, ma alla nuova prospettiva da cui poter guardare il mondo, un'angolazione diversa che ha il sapore delle piccole cose".
È questo, infatti, ciò che ci spinge ad andare avanti, la possibilità di rialzarsi e di ricominciare, guardando la vita in una diversa prospettiva.
Quando Giuseppe, quella notte, realizza ciò che ha appena commesso, in preda allo spavento, non trova altra soluzione che fuggire e recarsi da sua sorella Andrea, che convive con la sua ragazza Sara. Precipitarsi davanti alla porta di casa di Andrea, tempestandola di pugni, questa è l'unica prospettiva che Giuseppe, nella sua scarsa lucidità, riesce a intravedere.
I due fratelli, a causa di tante incomprensioni, non hanno contatti da ormai cinque anni. Il vuoto, il silenzio, un distacco emotivo, l'incapacità di vedere una luce, di comunicare: dopo tutti questi anni di lontananza, tali sono le sensazioni che invadono la mente di Andrea, che arriva a pensare a quanto sia vero che "le assenze ci plasmano e che quello che ci manca ci rende ciò che siamo più di qualunque cosa che possediamo".
Seguiamo il flusso di pensieri di Andrea, protagonista di una narrazione che si svolge in prima persona, percepiamo la sua fatica di vivere, la sua tendenza a rotolare via dai suoi stessi pensieri, il suo desiderio di stare ai confini del mondo, almeno fino al suo incontro con Sara che la costringe a mettere radici dentro se stessa.
E ora avvertiamo il suo tormento di trovarsi di fronte a un fratello perduto, che ripiomba in una notte d'estate nella sua esistenza, un fratello con cui non riesce a comunicare perché troppi silenzi hanno preceduto quel momento. Fino a quando quel silenzio non viene lacerato dalla terribile confessione di Giuseppe, dalla paura che quella ragazza investita sia già morta e che la polizia sia ormai sulle sue tracce.
Quale mai potrebbe essere la prospettiva di salvezza? Come rialzarsi dopo la caduta? In un momento così drammatico, in preda a un istinto irrazionale che mette la ragione a tacere, non si riesce a intravedere altro che la fuga come soluzione. I due fratelli cercano di aggrapparsi a uno spiraglio di speranza, con Giuseppe che ripete il primo principio della termodinamica (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) pensando che quella ragazza in fondo non è davvero morta. Vi è, in quel momento, il desiderio di farsi proteggere e custodire, unito al pensiero che la morte potrebbe non essere l'ultima destinazione. Tuttavia, la speranza non riesce ancora a prevalere, a sovrastare la paura.
Il flusso di pensieri di Andrea è un continuo vortice che ci consente di indagare a fondo la sua anima e quella delle persone che a lei sono legate. Le sue riflessioni passano dal dolore presente - anche attraverso le frasi tratte dalla serie televisiva "Grey's Anatomy", trascritte in un'agenda nera ormai consunta che diventa una vera e propria guida spirituale – ai frequenti flashback, ai ricordi che affiorano, al legame con suo fratello durante l'infanzia, alla difficile situazione familiare con un padre violento e una madre succube e debole, con Andrea che cerca in ogni modo di proteggere e custodire Giuseppe dal dolore e dal male, un po' come sta facendo adesso.


L'amore ricorre spesso in questo romanzo, anzi ne è l'elemento fondamentale e imprescindibile, la base di ogni rapporto che si possa definire tale, la linfa senza cui la nostra vita non ha alcun senso, anche se può far male, anche se può indurci a commettere alcuni errori.
E l'amore è quello che unisce Andrea e Sara, l'amore tra due donne, una storia che Andrea evoca proprio nel momento in cui teme di perdere la sua amata, quando Sara sembra volerla abbandonare al suo destino di protettrice di un fratello fuggiasco.
Sara, una ragazza, almeno in apparenza, fragile e avvolta da un alone di purezza, prima di convivere con Andrea, si prostituiva per pagare gli studi di filosofia e assistere la madre malata. Appassionata lettrice di testi filosofici, è una di quelle menti che "non sono in grado di accontentarsi del mondo così come appare, ma hanno bisogno di spingere il loro sguardo oltre, di cercare l'universo".
Mentre Andrea ricorda le fasi della sua storia d'amore con Sara, non può non pensare che è proprio grazie a questo amore che ha iniziato a vivere dopo aver trascorso anni ripiegata su se stessa, quasi come se fosse rinchiusa in una cassaforte. E, quindi, il destino non può che vederle unite.
"Guardare la vita in faccia ... essere in grado di amare gli altri e assicurarci che il nostro amore non sia inutile". Questo è il fulcro del pensiero di Andrea, questo è ciò che l'amore le sta insegnando, un amore che arriva in profondità e lascia il segno.
La fuga di Andrea, Giuseppe e Sara non è solo uno scappare dal pericolo e dalla paura, ma è anche un percorso di catarsi dai conflitti e dai problemi presenti e passati. Non a caso, la loro destinazione è un piccolo paese, Casigliano, un'oasi di pace, un luogo puro e incontaminato, in cui ha vissuto la nonna dei due fratelli, Adelina, che rivive nei ricordi di Andrea; una donna straordinaria che ci stupisce per la sua apertura mentale ("la famiglia nasce da un atto sessuale e non da un atto di amore) e per i suoi sentimenti di solidarietà, empatia, condivisione.
In questa oasi, la sensazione è che ci sia ancora speranza, che qualcuno possa arrivare a illuminare il loro cammino, allontanandoli dalla fitta oscurità. E, infatti, i ragazzi incontrano subito dopo due abitanti del posto, Pasquale e Antonia, persone di grande sensibilità e affabilità che fanno loro da guida nel paese, raccontando numerosi aneddoti. Pasquale, moderno Socrate, in un giorno di pioggia, spinge i ragazzi a raccontarsi storie, un modo per parlare di sé e guardarsi dentro alla ricerca della propria identità, del proprio percorso di vita.
E con i percorsi di vita dei tre ragazzi si delineano i temi portanti di questo romanzo:
  • l'omosessualità, con Andrea che attraversa una tempesta di sensazioni nella propria esistenza, cercando di capire se stessa, i propri impulsi, i propri desideri. Sensazioni che lei inizialmente avverte come deviate e caotiche. Poi, le prime esperienze e la rabbia nell'ascoltare i discorsi del padre, pieni di ignoranza, pregiudizi, omofobia. Il desiderio di allontanarsi da lui, per andare incontro all'amore di Sara;
  • la giustizia, con Giuseppe che fugge impaurito dal luogo dell'investimento e Andrea, novella Antigone, che combatte tra il desiderio di aiutare il fratello e il senso del dovere che le imporrebbe di andare alla polizia e sporgere denuncia. Fino a quando i due fratelli non realizzano che non vi è incompatibilità tra la legge e il cuore, se il cuore li spinge a fare ciò che è più sensato per il loro bene;
  • il carcere inteso non come strumento punitivo, ma come luogo di rieducazione, in cui i carcerati possano svolgere diverse attività, in questa loro pausa dalla vita, in modo da poter riaffrontare di nuovo l'esistenza una volta usciti;
  • il degradante mondo della prostituzione, un passato che assilla Sara che cerca di liberarsene attraverso un processo di catarsi che passa attraverso varie fasi (la distruzione di una videocassetta che la riprende in un rapporto sessuale con un cliente violento, l'interpretazione di una prostituta in una rappresentazione teatrale). Liberarsi del passato per vivere il suo futuro insieme ad Andrea.
Tanti temi, in questo romanzo appassionante che commuove e sorprende continuamente, tutti uniti da un unico grande legame, l'amore "l'unica cosa per cui vale la pena attraversare il gelo, in attesa che il sole sorga di nuovo e ci liberi dal freddo".

sabato 1 aprile 2017

Il "pesce d'aprile" tra curiosità storiche e spunti letterari

Come ben noto, il primo di aprile è un giorno assai particolare, essenzialmente dedicato a burle e scherzi di ogni tipo e in cui occorre stare molto attenti. Infatti, qualsiasi notizia che ci viene comunicata deve essere presa con le pinze, ricordandosi ben bene di guardare il calendario, perché potrebbe trattarsi, appunto, di un pesce d'aprile. E quest'anno tale ricorrenza non fa eccezioni, soprattutto sui social (dove già nel resto dell'anno di bufale ne girano parecchie).
In questo clima goliardico, difficilmente ci interroghiamo su quale sia l'origine di tale simpatica ricorrenza, diffusa in vari Paesi. Allora, curiosando un po' sul web, grazie alle notizie pubblicate in vari articoli, ho cercato di rintracciare diverse curiosità storiche intorno alle origini del "giorno degli scherzi", partendo da alcuni collegamenti con festività simili.
Infatti, nella maggior parte delle tradizioni e delle culture antiche si possono ritrovare diversi riti e feste per celebrare l'inizio della stagione primaverile, riti che in qualche modo posso essere collegati al "giorno degli scherzi".
Ad esempio, nell'antica Roma il 25 marzo era una giornata dedicata agli Hilaria, che costituivano il culmine dei festeggiamenti in onore della dea Cibele madre degli dei. L'intento era festeggiare il lento, ma graduale svanire dell'oscurità dell'inverno per giungere alla primavera, stagione maggiormente piena di luce e gioia.
Per ricostruire tali festeggiamenti ci vengono in aiuto gli storici dell'epoca. In particolare, Erodiano riferisce che in epoca imperiale durante il festeggiamento si teneva una lunga e solenne processione in cui si trasportava una grande statua della dea Cibele, cui venivano offerti oggetti preziosi e opere d'arte. In tale giorno, era permesso dar vita a scherzi e giochi di qualsiasi genere anche con maschere e travestimenti, assumendo l'identità e l'aspetto di chiunque si desiderasse.


Sempre nell'ambito della tradizione classica, gli studiosi hanno intravisto alcune affinità con i Veneralia, festività celebrata il primo aprile in onore di Venere Verticordia. Tale festività consisteva essenzialmente in una serie di riti svolti dalle donne, sia sposate che nubili, che erano le principali protagoniste. Esse, anzitutto, si recavano al tempio di Venere e procedevano ad un lavaggio sacrale della statua della dea, dopo aver rimosso tutte le decorazioni d'oro. Terminato il lavaggio e decorata la statua con fiori di rosa, le donne si recavano ai bagni pubblici maschili, opportunamente coperte di schermi di mirto, per ricordare il mito in cui Venere, sorpresa nuda a fare il bagno da alcuni satiri, si ricoprì per salvarsi. In tale luogo, andavano incontro alla statua di Fortuna Virile offrendo al dio incenso perché concedesse loro di nascondere agli uomini i loro difetti fisici. Infine bevevano papavero macinato e sciolto nel latte, addolcito col miele, per garantirsi bellezza, personalità e nobiltà.
Un'altra festività dedicata agli scherzi nell'antica Roma si può rinvenire nei Saturnalia, che si tenevano a dicembre ed erano dedicati all'insediamento nel tempio del dio Saturno e all'età dell'oro. Durante tale festeggiamento vi era un sovvertimento dell'ordine sociale, per cui gli schiavi si consideravano uomini liberi ed erano serviti dai loro padroni, dopo aver eletto il proprio princeps.
Anche nella tradizione indiana vi è una festa dedicata al divertimento, l'Holi, un festival primaverile in cui vi è l'usanza di sporcarsi il più possibile con polveri colorate per rendere omaggio ad un rito di origine induista che simboleggia la voglia di chi vi prende parte di rinascere sotto diverse forme. Il festival è diffuso soprattutto in India, Nepal, oltre che in altre zone del mondo in cui siano presenti gruppi di persone di origine indiana. La festa ha inizio la notte prima con l'accensione di un falò che prende il nome di Holika Dahan, dove Holika è il nome di un demone delle scritture Hindu e Veda. Il giorno dopo, di mattina la festa esplode in giochi, danze e colori. La data del festival non è fissa, essendo celebrata dopo l'equinozio di primavera in un giorno di plenilunio.


Passando, invece, agli episodi che avrebbero dato origine al pesce d'aprile, come festeggiato oggi, sicuramente, l'ipotesi più accreditata è legata a quanto accaduto in Francia verso la metà del Cinquecento con l'editto di Roussilon del 1564 e con l'applicazione del calendario gregoriano (1582), che spostarono le celebrazioni di inizio d'anno, in cui solitamente ci si scambiava doni, dal periodo 25 marzo – primo aprile al primo gennaio. Introdotto il nuovo calendario, vi fu chi, per errore o volontariamente, continuò, comunque, a festeggiare il Capodanno a marzo. Queste persone venivano considerate stupide e divennero oggetto di vari scherzi, come annunci di feste che poi non venivano realizzate o pacchetti regalo vuoti accompagnati da un biglietto, "Poisson d'Avril".
Sempre legati alle origini del pesce d'aprile, sono altri curiosi aneddoti. Ad esempio, vi è il racconto del beato Betrando di San Genesio, patriarca di Aquileia, che avrebbe miracolosamente salvato un papa, non meglio identificato, che stava soffocando per una spina di pesce. Il pontefice, ben felice e grato per essere ancora vivo, avrebbe decretato che ad Aquileia il primo aprile non si sarebbe più mangiato pesce.
Oppure, vi è lo strano e antico scherzo tra Marco Antonio e Cleopatra. Marco Antonio, per non perdere una gara di pesca, avrebbe deciso di barare, ordinando in segreto a uno schiavo di attaccare all'amo della sua canna un grosso pesce. Cleopatra, che difficilmente si faceva prendere in giro, scoperto l'inganno, avrebbe fatto sostituire la preda viva con un finto pesce fatto di pelle di coccodrillo.
Concludendo la "ricognizione" storica, si può affermare che in Italia l'usanza del pesce di aprile è abbastanza recente, essendosi inizialmente diffusa negli anni tra il 1860 e il 1880, dapprima nel ceto medio-alto e poi tra il resto della popolazione. La prima città in cui prese piede l'usanza degli scherzi fu Genova.


Passando, infine, agli "spunti" letterari, su sito de "Il libraio" ho ritrovato un simpatico racconto breve di Andrea Vitali, autore di numerosi romanzi tradotti in svariati Paesi. Nel racconto (qui il testo completo), è primo aprile, il protagonista sta viaggiando in treno e, per evitare di essere disturbato da un uomo appena entrato nel suo vagone, finge di leggere un libro. L'uomo, tuttavia, comincia lo stesso ad attaccare bottone, chiedendogli cosa stia leggendo e se quel libro sia interessante. Il protagonista si convince di avere davanti un insistente squilibrato che arriva addirittura a dirgli che lo sta prendendo in giro e che non se lo sarebbe mai aspettato da lui, anche se in una giornata dedicata agli scherzi. Il passeggero sembra davvero fuori di sé al punto che ... "aprì gli occhi, allungò una mano verso di me, afferrò il libro, lo capovolse e me lo rimise in mano. «Ecco», disse, «è in questo verso che si leggono i libri.» Quello almeno, senza dubbio, affermò. Ne era certo perché l’aveva scritto lui".


martedì 21 marzo 2017

Il libro del mese – I "cari mostri" di Stefano Benni

Nel nostro immaginario (soprattutto quello letterario) i mostri sono raffigurati essenzialmente come esseri disgustosi e raccapriccianti che invadono i nostri peggiori incubi. Di certo, la letteratura fantasy è piena di tali esseri, con il protagonista di turno che ha quasi sempre il gravoso e ingrato compito di combatterli, magari avvalendosi di poteri speciali.
Stefano Benni, famoso scrittore bolognese, autore di numerosi romanzi di successo, nella sua raccolta di racconti "Cari mostri", invece, ci presenta una galleria di personaggi e situazioni in cui i mostri hanno un altro aspetto. Sono soggetti dall'aspetto umano, a volte rassicurante e che, tuttavia, nascondono in sé il germe del male.
Benni costruisce il suo immaginario con ironia, spesso affidandosi al surreale e al grottesco, non tralasciando momenti di tenerezza, alternati ad attimi di angoscia, con una certa amarezza di sottofondo, soprattutto quando si parla di personaggi all'apparenza positivi su cui il male trionfa.


"Cosa sei?" è, forse, il racconto che, più di tutti, enuclea queste caratteristiche. Un uomo apparentemente normale si ritrova in un misterioso negozio di animali e viene convinto dal suo stralunato proprietario a prendere in affidamento un essere assai curioso, un miscuglio di diverse razze, una specie di cane con faccia da pesce e coda da rettile, denominato Wenge. Da quel momento la vita dell'uomo viene stravolta: i suoi animali domestici (che in realtà lui sopporta poco) scompaiono misteriosamente; l'insopportabile e scorbutico vicino di casa (con cui aveva appena litigato) viene ritrovato morto; la sua ragazza (con cui si era appena lasciato) viene aggredita e ferita. Infine, l'uomo si convince che la colpa sia tutta del Wenge e che tutti quei misteriosi accadimenti siano da ricondurre allo strampalato animale, per cui lo decapita immediatamente con un colpo di mannaia.
La fine del racconto ci rivela l'inaspettato retroscena: il proprietario del negozio giunge a casa del protagonista e svela che il Wenge è un essere dotato dello straordinario potere di estrarre da ogni uomo il suo istinto selvaggio, la sua ferocia primordiale, il male che si nasconde dentro di noi. È, dunque, l'uomo, ricondotto ad un primordiale stato ferino, ad aver commesso quegli atti criminosi e crudeli, in preda ad una rabbia recondita e ad un impulso vendicativo.
Il male nascosto si rivela anche in due racconti con protagonisti adolescenti, ragazzi che con i loro problemi giovanili prendono contatto con la cattiveria e l'aridità di sentimenti, facendo uscire il mostro che alberga in loro. In "Sonia e Sara", due amiche si ritrovano a lottare con alcune loro coetanee per conquistare il prezioso biglietto che consentirà di andare al concerto dei loro beniamini. Si tratta di due ragazze apparentemente simili ad altre, ma la cui vita si rivela essere vuota, priva di obiettivi e stimoli, considerati i tanti problemi di cui sono afflitte (bulimia, crisi familiari). Tutto ciò le trasforma in vittime di una delirante ossessione per una boy band, fino ad arrivare a giocarsi la vita per quel concerto.
In "Compagni di banco", un ragazzo e una ragazza sembrano compagni affiatati e studiosi agli occhi dell'ingenua professoressa. Ma in realtà lei ricatta lui (follemente innamorato) costringendolo a passarle temi, versioni e compiti di matematica, incluso il tema che le consentirà di partecipare ad un programma televisivo, Fino a quando il ragazzo, finalmente consapevole della bassezza morale della compagna, non si vendicherà in maniera assai perfida.
Due illuminanti racconti ci svelano le profonde insidie della realtà virtuale. "Numeri" ci induce a riflettere sulla nostra dipendenza da tutto ciò che è elettronico, informatico, virtuale. Numeri, password, pin, account, iban, schede, codici: una volta scollegato da tutto ciò, il protagonista si ritrova a non avere più una propria esistenza e viene rinchiuso in una stanza buia in attesa di essere scollegato definitivamente. Mentre, in "Candy", la realtà virtuale arriva addirittura a ribellarsi fino all'omicidio, con il presuntuoso protagonista Marcello, arricchitosi grazie a continui imbrogli e abituato ad avere sempre tutto a disposizione, che si ritrova in balia di una escort robot che lo uccide senza pietà per vendicare una collega fatta a pezzi dallo stesso Marcello.
Da queste situazioni dense di angoscia si passa a grottesche parodie di personaggi famosi della letteratura fantastica (un Dracula oggetto di accertamento fiscale da parte di Equitalia con un esattore "vampiro" più assetato di lui e Hansel e Gretel che sconfiggono una rete di pedofili), per poi arrivare a una galleria di soggetti ricchi e perfidi, che si manifestano nella loro malvagità fin dal primo istante, descritti con dissacrante ironia nel loro viaggio verso la distruzione.


Si inizia con il magnate russo de "Il gigante", borioso ed arrogante, che, acquistata una proprietà in Toscana, si illude di poter tagliar via un secolare albero che tanta sventura e morte ha portato ai precedenti proprietari. Lo spietato "mercante", nell'omonimo racconto, vende armi senza alcuno scrupolo e senza preoccuparsi di portare morte ovunque, fino a quando il suo mercato non crolla miseramente, considerato che, ormai, sulla terra sono rimasti ben pochi umani che possano acquistare quelle armi. Infine, ecco il direttore del Museo che minaccia di chiudere la sezione dedicata all'Antico Egitto o di snaturarla con diavolerie moderne come videogiochi o animazioni. Ma finisce per ritrovarsi in balia della mite egittologa, la professoressa Antonietta che, posseduta dallo spirito di un'antica e vendicativa mummia, non esita a mummificarlo.
Molto particolari i due racconti dedicati alle misteriose morti di due uomini di grande fama. In "Voodoo Child" si ripercorre la storia del successo di Michael Jackson, dietro cui ci sarebbe stato uno stregone che avrebbe acquistato l'anima del giovane cantante in cambio del successo, per poi sopraggiungere alla fine e riscuotere quanto dovuto.
"L'uomo dei quadri" riprende gli ultimi momenti di vita di Edgar Allan Poe che, grande genio dell'immaginario fantastico, ma distrutto dal vizio del bere, si ritrova in compagnia di un uomo che dipinge ritratti di persone che, poche ore dopo, muoiono, una specie di traghettatore di anime attraverso i propri dipinti. Nel caso di Eddie, il ritrattista intende comportarsi diversamente: non fargli il ritratto, ma mostrargli un quadro che gli indichi ciò che gli altri hanno provato davanti alla morte evocata dai suoi racconti.
Edgar Allan Poe pronuncia una frase che, in un certo senso, simboleggia quanto Benni ci vuol comunicare con questo suo libro: "La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L'abisso non ha comodi gradini".


Benni ci parla di abisso, anche se ci comunica, poi, che da quell'abisso si può uscire, come ci dimostrano i racconti pieni di tenerezza di "Reset", - in cui due stregoni, uno praticante magia bianca e l'altro nera si scontrano, per l'amore di una donna, e dimostrano che un po' di magia bianca e di bontà è presente anche nel cattivo – e di "Hotel del lago", ovvero la storia di una donna molto schiva che riesce a ritrovare i propri cari defunti e a unirsi a loro in un ballo di fantasmi.
Non mancano le sferzate ambientaliste (in "Lotto 165" la terra ormai in rovina è acquistata all'asta da alieni che intendono trasformarla in un deposito di rifiuti) e la satira religiosa con una Madonna sorridente che fa vacillare le certezze del parroco opportunista, timoroso di perdere il proprio ruolo (se la Madonna non piange, nessuno si confesserà più), e il Demonio che intrappola e da alle fiamme quasi tutti gli esorcisti del Mondo, tranne uno (che si reca a dare la triste notizia al Pontefice).
Dunque, Benni ci regala una galleria di racconti che suscita emozioni variegate e i cui personaggi, molto più numerosi di quelli elencati, difficilmente si fanno dimenticare.